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La signora Maria Pia Pedalà diventa nonna
Pubblicato il 15/01/2026

Maria Pia Pedalà La donna fu trapiantata nel 1994, con il fegato di Nicholas Green, il bimbo americano di 7 anni, ucciso mentre era in macchina in Italia.
Una delle prime cose che ha fatto quando è stata informata, è stata quella di mandare una mail negli Stati Uniti: "Caro Reg, a giugno diventerò nonna".
E' una storia struggente quella che lega il piccolo paesino di montagna in Sicilia, nella provincia di Messina, e la città di Bodega Bay, in California.
In Sicilia abita Maria Pia Pedalà salvata 31 anni fa grazie ad un trapianto in seguito ad una operazione di organi eccezionale: il fegato di Nicholas Green, il bimbo statunitense di sette anni ucciso durante una rapina sulla Salerno - Reggio Calabria, mentre era in vacanza con i genitori.
Un evento tragico che sconvolse l’Italia, anche e soprattutto per il gesto dei genitori del piccolo. Donarono organi e tessuti del piccolo. Ne beneficiarono in nove. Da quel momento, grazie a quello che fu ribattezzato ‘Nicholas Effect’, le donazioni di organi in Italia crebbero in modo vertiginoso. Le due famiglie si sono incontrate e viste più volte da allora. E hanno stretto un’amicizia importante. E la cosa straordinaria è che da quel “dono di Nicholas” è cambiata la vita non solo di quella che allora era solo una ragazza di diciannove anni.
Maria Pia si è poi sposata e ha messo al mondo due figli. Il primo lo ha chiamato proprio Nicholas come il suo donatore. E ora si arriva alla quarta generazione: la figlia minore di Maria Pia avrà presto anche lei un bambino. “Il prossimo giugno – dice emozionata la futura nonna –, e sono particolarmente felice per questo motivo: il dono di Nicholas ha germogliato ancora”. Il piccolo Nicholas Green E non era scontato, molti dei riceventi di trentuno anni fa nel frattempo sono morti. “La mia secondogenita (Alessia, ndr), non sarebbe neanche dovuta nascere. Come trapiantata, con le cure e i medicinali che devo prendere, i medici me lo avevano sconsigliato, anzi addirittura mi avevano suggerito di abortire. Ma non avrei mai potuto, avrei commesso un peccato mortale”.
Lei è cattolica?
“Sì, profondamente, anche se non sono praticante: ma non era quello il solo motivo. Io, che avevo ricevuto un dono dalla vita da un bambino, non avrei potuto dire di no alla vita. Non sarebbe stato giusto prima di tutto nei confronti di Nicholas”.
Nicholas non c’è più.
Incotro Pedalà - Green “Eppure con lui ho un rapporto continuo, gli parlo, gli chiedo consiglio nei momenti difficili della vita: nei miei sogni, lui c’è sempre. Credo che ci sia qualcosa al di sopra delle nostre vite. E Nicholas mi ha sempre fatto sentire la sua presenza”.
Cosa rammenta di quei giorni di trentuno anni fa?
“Ricordo che ero in ospedale e vidi la morte in faccia, ebbi una forma acuta di epatite, fulminante, non c’erano più speranze. Finché all’improvviso non arrivò anche quel fegato: Nicholas e i suoi genitori, che decisero di donare i suoi organi in quel giorno terribile, mi hanno regalato l’opportunità di una seconda vita. Da allora so che ho sempre avuto un motivo in più per vivere”. Dopo la scelta della famiglia Green, il numero di donazioni di organi in Italia triplicò. “Si è finalmente compreso quanto sia importante donare”.
Papà Reginald Green e la moglie Maggie sono orgogliosi. Alla notizia, hanno subito dichiarato: “Siamo sempre rimasti meravigliati dal modo in cui Maria Pia ha vissuto la sua vita con amore e coraggio. Ora tutte le nostre speranze sono rivolte alla sua famiglia per una gravidanza serena e una maternità gioiosa”.
Reg, 96 anni, ricorda semore quando si rese conto “che Nicholas non mi avrebbe più detto: ’Buongiorno, papà!’.
“Ci siamo scritti spesso. Sono sempre più convinta che l’incontro fra la famiglia di chi dona e chi riceve un organo sia fondamentale, fa bene a entrambe le parti: anche se il loro rapporto nei miei confronti è sempre stato improntato alla massima discrezione e nonostante la differenza di lingue ci divida, ci siamo sempre intesi con pochi semplici gesti. Voglio bene alla famiglia Green. E sento la responsabilità di custodire qualcosa di loro figlio dentro di me: c’è qualcosa che di lega e ci legherà per sempre”.


Fonte: Il giorno. Vai all'articolo originale

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